
Un quadro della mostra di di G. Tedesco
Ieri sono stato a vedere la mostra ROMANTICA” PITTURE DI GIOVANNI TEDESCO, e per l’ennesima volta abbiamo assistito al camaleontismo pittorico di questo maestro d’arte agrigentino.
Rintracciare le motivazioni che ispirano un artista è lavoro pressocchè inutile e abbisogna molto estraneamento da se per poter arrivare all’oggetto dell’ immaginario e degli stati d’animo di un artista. Ma nel caso di questa piccola mostra la soluzione mi si è sembrata semplice, era lì davanti agli occhi: l’influenza di Peter Blake e dei “The Brotherhood of Ruralists”, ed allora i conti mi tornavano.
Perchè ? Mah, intanto perchè P. Blake è un simbolo pop degli anni ’60: manifesti, riviste, copertine musicali,“The Beatles” e “Portrait of Sammy Davis Jnr” sono frutti della Pop art inglese, senza dimenticare la celeberrima copertina di Sgt. Pepper dei Beatles.
Al centro della rappresentazione di Blake prevalgono gli elementi della cultura popolare e del divertimento e Giovanni in questo ha sempre timbrato cartellino. Ma è soprattutto nella decisione di P. Blake alla fine degli anni ’60, che trovo + assonanza con la mostra vista ieri.
Infatti, alla fine degli anni ’60, delusi dalla vita londinese Peter Blake e famiglia, decisero di trasferirsi a Wellow, un piccolo villaggio, e qui nacque la Fratellanza dei Ruralisti (The Brotherhood of Ruralists), il cui pseudo-manifesto può essere carpito dalle parole dello stesso artista: “Noi ammiriamo Samuel Palmer, Stanley Spencer, Thomas Hardy, Elgar, il cricket, il paesaggio inglese, i Pre-Raffaelliti … Il nostro obiettivo è di dipingere sull’amore, sulla bellezza, sulla gioia, sul sentimento e sulla magia”.

Autoritratto di P. Black
Da qui la similitudine nella ricerca del crepuscolo, della luce fioca solare che romanticamente coinvolge l’osservatore in un turbinio natura-le di colori e che dovrebbe farlo piombare in un susseguirsi di emozioni spontanee, colori che svelano ma non rassicurano, come la stessa ruralità, così legata a cicli biologici impietosamente gai, esplosivi e allo stesso tempo inarrestabili nel loro divenire morte, stimolo alla temporaneità, alla transizione, al continuo movimento nel vento come nel tempo.
Ma c’è dell’altro che ho avvertito negli ultimi quadri del maestro Tedesco: l’influenza californiana, laddovè, e ci risiamo, P. Blake soggiornò nel 1979 fornendo a Blake l’ispirazione per una serie basata su Venice Beach, nella quale prevalgono rappresentazioni che coinvolgono stavolta anche esseri umani inseriti in contesti da spiaggia selvaggia e oceanica e dove tuttora esiste una bellissima galleria, a Laguna Beach, al n. 435 di Ocean Avenue, la Peter Black Gallery, che espone tra le sue fila artisti come Jeff Peters,

Un quadro di Jeff Peters
i cui segni su tela, al momento, anch’essi esprimono l’effimero e la mortalità, combinando al meglio pop art e il miglior romanticismo tedesco.
E allora Giovanni come avrebbe sentito quest’ onda californiana se non attraverso sua moglie Jackie, appunto statunitense che ha vissuto e studiato arte in California?!
Ed ecco che ancora una volta i conti tornano e che lui stesso lo riconosce dedicando la mostra alla sua bella!
Infine, sul fatto che questo sia “l’album” + bello di G. Tedesco, come dice il nostro amico Fabio DV., non ci punterei molto, anzi lo spero vivamente che il maestro Tedesco ci stupisca ancora una volta, camaleonticamente, ma tenendo sempre fede alla sua linea pop, con la ricerca del nuovo, che quasi mai arriva in quanto tale in questa piccola città di provincia, e che così almeno ci trasmetta ancora una volta un lieve respiro d’universalità, anche se con un piccolo scarto di tempo.
Complimenti maestro!


La stella di
Caro Mauro, mi piace quello che hai fatto e devo dire che scrivi molto bene. La strada è quella giusta… dovresti mandare a Giovanni il link cosi potrà leggere quello che hai scritto sulla mostra. Sono sicuro che gli farà molto piacere (gioted@alice.it). Anche i fotoritocchi sono molto simpaticii. Bravo!
fica questa cosa che hai scritto: non sapevo che avevi questi poteri da critico d’arte,spero vederti venerdì sera.giovanni
“Romantica” dell’amico Giovanni Tedesco è piaciuta molto anche a me. Il punto di maggior forza di quest’esposizione credo fosse nel suo essere, a dispetto del tema “tradizionale” del paesaggio e del bosco, nient’affatto conciliante o consolatoria (perciò assolutamente “alla Tedesco”). solo gli spettatori più superficiali e disattenti hanno pensato di trovarsi al cospetto di un’amena celebrazione della Natura. A smentirli basterebbero le dichiarazioni dello stesso autore su una sua presunta intenzione di restituire sensazioni sulla caducità dell’esistenza (dichiarazioni di un artista che in quanto tali mirano non già ad esplicitare il reale contenuto del proprio lavoro quanto forse ad aggiungere un nuovo elemento che possa scatenare e rafforzare significati già presenti). Forse però non coglie nel segno nemmeno la tua interpretazione che, insieme a quella per altri versi acuta di De Vecchi, vorrebbe rintracciare una presunta ascendenza Pop di “romantica”. Infatti a me pare che l’opera di Giovanni Tedesco sia stata, sin dai suoi esordi, una consapevole e spesso tormentata ricerca di un territorio quanto più lontano possibile da quello della Pop Art. Cos’altro erano altrimenti gli inizi direttamente riconducibili al clima di un movimento come la Transavanguardia (tutt’altro che tecnologico, internazionalistico, massmediologico)? Come non vedere i continui riferimenti alla tradizione europea del Moderno se non come un tentativo di riportare in vita (sotto una luce nuova e personalissima) la centralità della cultura europea contro lo strapotere delle icone statunitensi? In questi anni Giovanni ha rivisitato Depero, la Metafisica, Balthus, i miti più antichi (Bacco, Pasifae, ecc.) e perfino i Costruttivisti russi. Mai ha adottato i simboli del consumismo tanto amati da Warhol, Lichtenstein e compagni. Per questo ritengo questi recentissimi aesaggi 2romantici” di Giovanni perfettamente conseguenti rispetto al suo percorso: di una coerenza direi spiazzante e paradossale. Cosa c’è oggi di più lontano dalla celebrazione delle immagini “popolari” della pubblicità (sempre più inefficaci e sbiadite a dire il vero) dell’evocazione di un’atmosfera? Di “Romantica” resterà soprattutto questo formidabile “dispositivo” di sensazioni il cui funzionamento determina la “scomparsa” delle immagini di cui si compone.