Tutti possono fare computer-design stupefacente…

A cura di del 17 novembre, 2009 alle 4:35 pm.

caco-maturo

Ormai mi capita molto spesso di vedere immagini che sono costruite solo per “mainstreamers”, cioè delle immagini costruite per gente che s’identifica o fa finta d’identificarsi con generi artistici tipicamente di tendenza. Quando ciò accade, in genere, mi spiego il fenomeno con il fatto che forse probabilmente questo tipo di persona è tenuta per forza di ruolo a pensare in modo alternativo e cool. Purtroppo personalmente non sento di definirmi un designer “looks cool”, ma piuttosto un designer di progettazione consapevole, quindi questo tipo di creatività “mainstreamers” alla fine si riduce per me in cattivo gusto e banalità. Così, mentre una persona di età superiore ai 35 penserà “Wuaoooooo!?! come si ottengono tutti questi bellissimi effetti su questa copertina o locandina?” “Caspita che bel logo…con un logotipo così la mia azienda sarà conosciuta in tutto il mondo” o ancora “che galleria d’arte virtuale eccezionale, che geni sti webdesigner” etc etc… Qualche tempo fà ancora pensavo che un Photoshop valesse bene una Nikon c.d. analogica, che una tavoletta grafica A4 una matita Conte, che Flash o Director fossero il paradiso degli animatori, che After Effect il gotha dellla post-produzione, insomma fino a qualche tempo fà forse ero veramente uno stupido. Si perchè forse è stupido godere di fronte alla propria creatività quando si ha a che fare con degli stupidi gruppi di livelli di Photoshop o d’Illustrator. In effetti tutto ciò non è molto impressionante, nè romantico, nè “bohemienne”, va bene forse per un tecnico poligrafico, ma non per un creativo. Direbbe Totò: “Creativo si nasce, non si diventa!”. Se questa fosse arte o creatività allora le migliaia di studenti che escono regolarmente da corsi di formazione per il design-grafico e il webdesign sarebbero tutti grandi artisti, avendo avuto a che fare un pochino con photoshop, che del resto io stesso ho più volte insegnato. Eh no! Molto probabilmente non è così.

Infatti, forse sarà la mia lontana e rudimentale formazione in scuole di design e informatica fra Venezia, Parigi e Milano (ironizzando sui trend potrei dire che sono stato forse un precursore del graphic-hipster), ma godo sempre di meno nell’ammirare tutta sta monezza ad effetti speciali e della super vectorializzazione selvaggia o dei portali di arte pre-confezionata a pagamento del tipo Fotolia, e + che “cool” mi sento “warm”. Ogni volta che vedo un volantino, un messaggio pubblicitario, una pagina web, o uno spot, so esattamente come è stato fatto perché sono abbastanza qualificato in ogni programma dell’Adobe Design Suite. Hahahaha!

Così, mentre le immagini potrebbero in effetti avere un “aspetto interessante”, il processo che sta dietro a loro mi sembra così insignificante e inconsapevole, un continuo replicare di un solo modo di esprimere un concetto e di comunicarlo. Ed allora sento una strana voglia creativa dentro me, come se avessi bisogno della famosa ‘ditch technology’(letteralmente:tecnologia al di là del fosso), il design delle cose autentiche, realizzate con una vera manualità, disegnandole con matita e gomma o rapido-graph, tagliando e incollando le cose insieme, o meglio ancora sviluppando in camera oscura delle bellissime foto in bianco e nero fatte con quella Yashica manuale impolverata posteggiata su quell’ultimo scaffale della libreria lì, in alto, dove ormai non va + nessuno a guardare.

Poi, però, mi viene un angosciante dubbio: ma sono veramente qualificato per queste tecniche “al di là del fosso”, o forse ho perso tutto e a malapena riesco a tenere in mano una penna per firmare una ricevuta postale? E’ possibile abituarsi di nuovo alle tecniche dell’era dei “kraftwerks”? Mah…BOOH! Anyway…

Continuamente stupefatti da video che ormai qualsiasi ragazzo-a al di sotto dei 35, + o – “otaku”, sa montare con “effetti magici”, questa tecnologia standardizzata ci autorizza a pensare che tutti siamo in grado di esprimere al meglio noi stessi, che dentro ognuno di noi, in un angolino chiuso da una porta incatenata dalla vita di tutti i giorni ci sia un Fellini o uno Scorsese, perché il collo della bottiglia della creatività si è allargato, e solo perchè abbiamo più strumenti. Ma ancora una volta però non ci rendiamo conto che questi strumenti servono una volta di + ad esprimere lo stesso piatto e inutile concetto e la stessa solita estetica da “lamer”(Un lamer è un aspirante cracker con conoscenze informatiche limitate. Il termine inglese, usato in genere in senso dispregiativo, significa letteralmente “zoppo” ma si potrebbe rendere in italiano come imbranato o rozzo).

In ultima analisi, non mi sentirei d’esprimere parere favorevole a dei genitori che volessero incoraggiare il proprio rampollo-la a intraprendere sin dalla scuola superiore studi di creatività grafica o videomaker (arti/film), quando abbiamo davanti un mercato super-saturo d’immagini per interpolazioni, che hanno come unico scopo quello di raccontare a chi purtroppo è solo testimone dell’avvenuta “fredda e inconsapevole” algoritmizzazione in loop, la propria unicità, vedi genialità, in creatività, al fine così di essere + sicuri nel convincere i propri genitori a comprargli un super-computer corredato da periferiche gadget di ogni sorta.

Forse non sarebbe meglio indirizzare e incoraggiare gli studenti + su materie come la fisica, calcolo, matematica, scienza visto che poi la sola cosa da ideare per la maggior parte di essi dovrebbe essere soltanto un originale framework, magari  di rete, per il mercato delle grandi aziende multinazionali, cosicchè quest’ultime correrebbero a cercarlo subito e il ragazzo così diverrebbe milionario in pochi giorni?

Aridotta-a-sta-banza miei cari lamer!

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