Il flop estetico di un sito dipende da molti fattori, a volte semplicemente è frutto di confusione, pigrizia creativa, dilettantismo, pochezza di mezzi, nella stragrande maggioranza dei casi si può anche giustificare il cattivo gusto con esigenze d’usabilità o meglio di una + facile accessibilità al media da parte di una + vasta maggioranza di persone. Questo rivela tutta la grande capacità di legioni di webdesigner nel combinarne “di cotte e di crude” nell’incosapevole missione di rendere ancor più brutto un panorama di bruttezza sulla rete, che già in venti anni, ne ha mostrato di tutti i colori.
Ma come deve essere un sito veramente brutto? Il web ha compiuto appena vent’anni e ha già ha una storia notevole, una cultura profondamente radicata nella grafica. Come altri settori, abbiamo visto un susseguirsi di modelli e tendenze nel corso degli anni, seguendo, naturalmente, i cambiamenti tecnologici e gli sviluppi della potenza del computer.
E’ del 1993 l’apparizione di Mosaic, il primo browser stabile. A quel tempo, pochi designer professionisti lavoravano su questo nuovo mezzo, e mediamente era necessaria una notevole tecnica professionale per accedervi.
Negli anni che seguirono, ci fu l’avvento degli sviluppatori amatoriali o meglio sviluppatori senza alcuna conoscenza di grafica professionale. Vi era ancora una larghezza di banda molto limitata che anche complicava un po’ le cose ai neonati webdesigner. Il popolo dei nuovi improvvisati lavoratori del graphic-web si mise a produrre schifezze nel nome di limiti che secondo un luogo comune tecnologico non erano a loro imputabili e fuori controllo dalla loro “vera” libertà di espressione. Si cominciarono a produrre le c.d. “interfacce-utente” accessibili universalmente. Le interfacce utente sono progettate principalmente per essere facilmente leggibili e rapidamente mostrate. La semplicità delle pagine stride spesso con una mancanza di gusto evidente, in particolare il rapporto e l’uso dei colori. Oggi, si può onestamente dire che, nonostante i computer e la rete si siano potenziati esponenzialmente negli ultimissimi anni, questo trend continua senza fine ad invadere la rete delle reti. Non potendo + giustificare la bruttezza come necessaria in base a limiti tecnologici, come possiamo spiegarci tutto ciò?
Inizio col dire che un graphic designer o web designer ( se vogliamo chiamarlo così), dovrebbe sempre avere almeno due-tre anni di formazione ed un periodo di esperienza professionale sul campo di almeno 1 o 2 anni, prima di definirsi un vero progettista di siti web di livello accettabile, per raccogliere buoni o medi risultati, e iniziare, soltanto iniziare, a sviluppare al massimo la professione di web designer in autonomia. Dunque, visto che molti dei progettisti del web che ci sono in giro, sono “smanettoni” o “lamer”, è chiaro che la qualità di ciò che vediamo sul web spesso è di cattiva qualità e pressapochista, quando non è così, quasi sempre è perché esiste nello staff di progettazione una o + persone qualificate per fare questo lavoro secondo quanto detto sopra. Il trend dello “smanettone grafico” nascosto dietro la siepe creativa della leggibilità e velocità non da cenni di rallentamento nella sua corsa alla saturazione di “schifezze da web”, ma, naturalmente, anche questo dovrà presto essere vagliato dalla crisi economica, dall’evoluzione stessa del web, e anche dal cambiamento generazionale dei clienti. Si perché anche il cliente deve crescere nel giudicare costa sta comprando in termini d’immagine e comunicazione, soprattutto in certe realtà geografiche non del tutto industrializzate. Anyway
La palma d’oro del villano è attribuita a … Nel 2008, il sito web d’informazione americano Havenworks è stato considerato “il sito più brutto del mondo” da parte degli utenti del sito Digg. E la lista delle pagine web che partecipano al “concorso del + brutto” germoglia continuamente in rete. Entrambi i tipi di siti, personali o professionali che siano, alcuni hanno mantenuto il loro vecchio abbigliamento, mentre altri hanno appena festeggiato i loro dieci anni di ritardo. Tra i preferiti internazionali si annovera sicuramente i cani di Hosanna1 con l’ animazione dell’afghano alato Yvette (che vende abiti da sposa) o se volete provare a cercare con uno spirito + leghista (ossia per regione italiana), basta digitare in un motore di ricerca la semplice accoppiata “siti siciliani” ed ecco che tutta una fiera di anacronistici e laidi design da web vengono fuori, quasi a voler sostenere la filosofia del brutto estetico come idea alternativa all’appiattimento verso l’alto del bello ad effetto del digitale. Siti con colori che vanno da rossi, bianchi e verdi a tappezzature di fondi in blu moquette o giallo-rosso ! Per non parlare dell’uso smodato di bannerini sgranati, copiati e ricopiati e dei terribili bordi dei frameset. E quando si vuole fare veramente i professionisti seri allora ci si affida al sicuro: solo testo con fondi che vanno dal “cirricaca” virato all’arancione giallognolo o all’azzurrino timido, o ancora al fatidico bianco totale per migliorare la leggibilità! Aggiungiamo qualche vecchio rollover ed il gioco è fatto. Impareggiabile lo stile isolano del web popolare. Ma non è solo in Sicilia che il laido spopola sul web. Cercate e troverete facilmente.
Non parliamo poi dell’avvento del mitico open source web 2.0…E vero lo potrebbe davvero essere, se non ci fossero grafici maldestri che pur di non rivolgersi ad un vero webdesigner copiano e lo fanno anche male, non avendo dimestichezza con templates php e soprattutto con i fogli di stile che gli fanno venire il mal di mare!
Ma poveri webdesigner del brutto, cosa hanno fatto per meritare questo titolo? Oggi, finalmente, si può individuare un vero paradigma del sito definito brutto (e banale) e questo, per come abbiamo già accennato, si caratterizza quindi per l’uso di: colori sgargianti e disarmonia (verde fluorescente sfondo viola), sfumature, ombre, lo sfarfallio delle immagini, i loghi che roteano in continuazione, cornici colorate, l’uso smodato del font Comic Sans, ecc. Un sito che vi da una dimensione internazionale di ciò di cui vi parlo potrebbe essere: Welcome to the World’s Worst Website! (Benvenuti al sito web peggiore del mondo!). Elenca i principali errori da evitare quando si va al disegno per poter passare per l’André Rieu del design. Altri, invece, riutilizzano e deviano volontariamente questi codici del brutto-web. Questo vale ad esempio, per il sito ufficiale della cantante inglese MIA .
“Il brutto è bello e il bello è brutto”, ha scritto Shakespeare nel Macbeth. Così come il gilet color senape, così screditato pochi anni fa, è ricomparso quest’inverno nei negozi, si può affermare che oggi il brutto è la bellezza del domani? E ‘difficile stabilire le tendenze attuali nel web design, e anche prevedere quelle future. Soprattutto perché è molto diverso a seconda del tipo di contenuto. Un sito di notizie, il portfolio di un artista o un sito di marketing per un nuovo prodotto non hanno le stesse esigenze in termini d’usabilità e di funzionalità E poi esistono sempre siti fuori concorso, così come fuori moda… L’esempio migliore è la homepage del motore di ricerca Google. Quando è stato lanciato nel 1997, i concorrenti (Yahoo, Altavista, ecc.) mostravano pagine e pagine piene d’informazioni. Google al contrario a puntato tutto sulla semplicità con un pizzico di kitsch. E nonostante i miliardi raccolti, non è mai cambiata: un logo, una casella di ricerca e alcuni pulsanti, e bianco. Un pieno di bianco!


La stella di


