Il 2009, verrà anche ricordato come l’anno in cui il Web 2.0 è diventato l’attività principale della gioventù ribelle in Iran, Grecia, Italia e altrove. La rivolta che proviene dalla rete: ecco da dove arriva la più grande minaccia per Ahmadinejad o Berlusconi. Una nuova generazione di oppositori è emersa nel mondo nel 2009, appropriandosi degli strumenti online più recenti. Soprattutto attraverso il microblogging su Twitter e i video online su YouTube, i giovani iraniani sono stati in grado di organizzare e pubblicizzare la contestazione dei risultati delle elezioni presidenziali del giugno scorso.
Da quel momento, non è passata una settimana senza che nuove immagini della “rivoluzione verde” circolassero sul web: marce che sfidano i divieti, assemblee generali clandestine nelle università, messaggi di sostegno. In Grecia, il movimento anarchico anima la protesta contro lo Stato securitario e la precarietà del lavoro attraverso siti chiamati “fulmine”, cioè creati da Caffè-Internet o attraverso WiFi in itinere, spesso essendo online poche ore. I servizi di intelligence sono stati sopraffatti da tale strategia.
In Italia, il Cavaliere ha fatto le spese di questa nuova forma di cyber-dissidenti. Inizialmente, sembrava un semplice richiamo per i blogger per fare il solito sit-in in Piazza Farnese a Roma per chiedere le dimissioni di Berlusconi in seguito ai noti problemi legali che lo tallonano a ripetizione. Il giorno fatidico arrivato, il 5 dicembre, sono stati oltre 400 000 da tutta la penisola a partecipare al NO Berlusconi Day. Questa volta, a quanto pare, il motore si chiama Facebook. Gli organizzatori hanno creato un gruppo per farsi conoscere e la rete ad alta velocità ha fatto il resto. Adesioni e pagine di supporto sono aumentate in modo impressionante fino al fatidico giorno No BDay.
Il movimento, dice che vuole costruire “un progetto di rinnovazione, non un partito politico”, da allora ha lanciato una nuova pagina di Facebook: il popolo viola (il colore viola che domina nelle manifestazioni). I 100 000 membri sono stati superati in soli tre giorni ed aumentano sempre più di circa una nuova persona ogni tre secondi. I comitati locali sono apparsi in tutte le città italiane, ma anche in oltre 30 paesi. Dicendo: “Quello che succede con Berlusconi interessa anche me”, i navigatori hanno fatto un passo senza precedenti: l’interferenza negli affari interni politici.
Manifestazioni anti-Sarkozy in Brasile, Senegal o Boston? Tutto questo non è più impossibile. Dieci anni dopo gli eventi di Seattle, Internet consente a movimenti d’opposizione politica di entrare nell’età adulta. MoveOn.org, sito-pioniere nel suo genere negli Stati Uniti, ha cinque milioni di membri e moltiplica sempre più le campagne di lobbying popolare. Un nuovo modo di mettere tutto in discussione è stato forse inventato, lontano dai grandi media, che stigmatizzano sia le manifestazioni panino-salsiccia e bandiere che i cortei a base di cocktail Molotov.
Retrospettivamente, possiamo dire che il web è probabilmente quello che più è mancato ai monaci birmani per avere successo nella loro “rivoluzione zafferano” contro la dittatura. Ciò, ovviamente, non è sfuggito alle autorità cinesi, che impiegano già quasi 100.000 persone per monitorare il web e contenere la cyberdissidenza. Per quanto tempo ancora?


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