Il demonio corre veloce su internet! (pausa) VELOCE?…MICA TANTO DOPOTUTTO!

A cura di del 3 gennaio, 2010 alle 6:14 pm.

Posizione dominante di Google, sviluppo senza precedenti di streaming audio e video e gran successo di applicazioni per Iphone, lo smartphone + famoso al mondo. Questo il bilancio in sintesi dell’internet anno 2009! E’ stato uno sfrecciare a banda larga lungo tutte le linee del mondo digitale. Italia però sempre ritardo, come mai?.

Mentre lo sviluppo a traino dell’innovazione continua il suo trend verso l’alto in tutto il mondo, la battaglia tra i demonizzatori e i paladini della rete sta prendendo un’ampiezza senza precedenti. Proprio quando si festeggiavano i vent’anni della rete, la demonizzazione del net ha raggiunto il suo apice di tensione. Additato da ultra-conservatori come luogo di appuntamento per scarafaggi o immondezzaio (come ad esempio il filosofo francese Alain Finkielkraut) o come luogo di vero pericolo, pieno di truffe, furti digitali di numeri di carte di credito, grande mercato del traffico di stupefacenti, apologia di razzismo, pedopornografia, tanto per citare il gemello francese di Maroni Brice Hortefeux. Lo stesso Maroni ha affermato a più riprese l’esigenza di sanzionare pesantemente chi in rete istighi alla violenza e all’apologia di reato, arrivando persino ad immaginare di porre dei filtri alla navigazione sul web verso questo tipo di sito. O ancora il presidente del Senato italiano Schifani “…Facebook è più pericoloso dei gruppi extraparlamentari degli anni 70.”(tratto da repubblica.it del 17 dic 2009), aggiungerei anche il famoso pubblicitario francese Jacques Séguéla che ha dichiarato che la rete sembra mettere d’accordo reazionari e gente ingenua e non molto intelligente! Naturalmente in Italia il nemico numero uno è diventato Facebook e in generale Internet con la ripresa della connessione in movimento senza luogo preciso di riferimento individuabile in un IP geografico. E’ stato risparmiato Twitter solo perché l’Italia è restata indietro come al solito con il fenomeno del microblogging.
Nel frattempo, in gran parte dei paesi europei, il 2009 è stato un anno di grande incremento dell’accesso ad internet e tanti investimenti sono stati fatti nel settore della banda larga.

Cosa che in Italia non ha avuto grandi ripercussioni visto l’arretratezza del paese in fatto di velocità e di connessioni (appena il 39% delle famiglie possiede una connessione a banda larga e siamo quartultimi, seguiti solo da Grecia, Bulgaria e Romania), paese Italia che di fatto è diviso in due, due velocità, anche lì un nord e un sud con competitività completamente diverse e tutte le conseguenze di sviluppo e mobilità sociale che ne possono derivare.

Il 2009 è stato anche l’anno in cui più si è dibattuto sulla lotta al pirataggio informatico di contenuti protetti da diritti d’autore. Una lotta sostenuta con veemenza da tutte le majors dell’editoria mondiale. In Italia, al dire il vero, se ne è parlato un po’ meno, forse perché gli interessi in gioco e i costi di tali attività su internet ricadono più su mega-produzioni estere che italiane, in fatto di musica e di film, sia perché le questioni di Berlusconi e del suo gruppo industriale hanno captato tutta l’attenzione mediatica, sia in ambito istituzionale, sia in quello extra-parlamentare e mediatico.
2009 caratterizzato da non poche polemiche su controllo e limiti da apporre alla rete delle reti, mascherando male le vere lotte per il potere sulla manipolazione dell’informazione e le speranze di profitto che questa miniera d’oro offre. Tutti mettono sul piatto il diritto delle “proprietà intellettuali”, contro coloro che traggono profitti non veramente trasparenti e indiretti nella maggior parte dei casi da contenuti protetti da copyright che vengono mandati in rete da privati, soprattutto giovani, paventando un pericolo di mancanza di futuro per i veri professionisti del settore e richiamando “…molta attenzione da parte dei regolatori, del governo. Devono prendere a cuore questo problema”(F. Confalonieri). O Murdoch e il suo attacco a Google accusandolo “di “cleptomania” e minacciando di bloccare l’accesso alle notizie dei suoi quotidiani: Wall street journal, The Times e Sun”(Fonte: Repubblica.it).

In ogni caso, tutti questi sforzi internazionali alla fine non hanno prodotto che la condanna di The Pirate Bay e la messa alle strette di un grande annuario di link o torrents P2P illegali tale Mininova, però causando anche un enorme sviluppo di modi alternativi per accedere sempre agli stessi contenuti.

Si moltiplicano i governi che parlano di riforme del web, di censura al web, di filtri e tante altre soluzioni limitative. Certo è che l’Europa non aiuta per niente in questo campo. Accetta riforme sulle telecomunicazioni che offrono certe garanzie ai consumatori, ma allo stesso tempo non vieta la possibilità di tagliare internet laddove ce ne fosse bisogno per contrastare un certo uso considerato illegale e nocivo ad interessi editoriali in gioco. Soprattutto non difende la neutralità d’internet, principio fondamentale che assicura un funzionamento senza discriminazioni di sorta al momento.

2009 che ha visto anche l’annuncio di una prossima dematerializzazione del libro su internet destabilizzando diversi grandi editori, arrovellandosi fra le speranze suscitate dagli e-books, il timore di vedere Amazon imporre la propria legge di mercato, il pericolo del download illegale e la difficoltà di lanciare le proprie piattaforme di tele-scaricamento in assenza di legislazione chiara in materia. Tanto inchiostro e parole si sono spese su questo argomento e tante se ne spenderanno anche nel 2010.
Google al momento ha messo in pausa, sotto la pressione dei grandi editori tedeschi e francesi, il progetto di digitalizzare la maggior parte dei libri delle biblioteche nazionali dei paesi europei. Ma alla fine a chi gioverà avere solo libri americani, britannici, canadesi e australiani digitalizzati a disposizione sul net? Il patrimonio letterario non-anglofono non si auto-marginalizzerà sempre più?

Google è stato quindi il bersaglio più stigmatizzato del 2009, sotto tutti i punti di vista. Il suo servizio StreetView, che completa Google Maps con delle foto, è stato preso di mira per il non rispetto della privacy e portato in giudizio dalla Commissione nazionale dell’informatica e delle libertà svizzera.
Poi è venuto il turno anche della stampa ch’è insorta contro Google News, accusata di fare profitto alle spalle dei giornali. processo irrazionale poiché Google non fa che indicizzare i titoli degli articoli, rinviando l’internauta verso i siti dei giornali, generando così traffico e visibilità importante. Infine Google, allo stesso modo che i social-network come Facebook (350 milioni di utenti in dicembre), inquietano non poco quanto alla gestione dei dati personali. Il “diritto all’essere dimenticato” ha così fatto irruzione nei dibattiti in tutta Europa, in Italia forse un po’ meno.

In ogni caso la tecnologia continua ad avanzare e anche piuttosto velocemente. Il 2009, sicuramente, è stato l’anno di Twitter in tutto il mondo. Celebrato, piuttosto in fretta direi, per il suo ruolo “d’informer” delle manifestazioni iraniane di giugno. I cosiddetti “People”, personaggi noti dello star system americano se ne sono impadroniti per la loro comunicazione, i giornalisti per trovare e dare delle informazioni a caldo e gli appassionati di scoops se ne giovano malgrado gli evidenti limiti che questo microblog può avere (manipolazione, voci messe in giro senza riscontro, usurpazione d’identità…).

Dichiarata la guerra al P2P o download illegale, e diventato competitivo al massimo il download legale: la musica in streaming è in pieno boom. Sono stati lanciati diversi siti, come lo svedese Spotify o il francese Deezer, che con oltre 6,5 milioni di visitatori unici al mese, danno molte opportunità per ascoltare musica gratuitamente. Da notare anche l’emergere di applicazioni mobili a pagamento su Deezer e Spotify.

Anche lo streaming video continua la sua escalation e molti siti che indicizzano contenuti video hanno conosciuto balzi in avanti di visibilità incredibili. Nel frattempo i siti di VOD (Video On Demand), anche se legale, si moltiplicano e cominciano ad espandere la propria offerta, mercato alimentato dalla riduzione di tempo fra l’uscita nelle sale di un film e il film in VOD.

Infine, le applicazioni iPhone sono state uno dei grandi successi di mercato dell’anno. Un miliardo di applicazioni, a pagamento o gratuitamente, sono state scaricate dal lancio di App Store di Apple nel luglio 2008 e aprile 2009. Quindi risulta chiaro perché l’App Store è stato uno dei principali titoli del “The New York Times” lo scorso 5 dicembre nella sezione business.

Dunque, nonostante la demonizzazione e lo scontro su tutto ciò che riguarda internet, l’innovazione nel mondo, internet in questo caso, ha ancora un futuro brillante davanti a se e chi ci lavorerà anche. Speriamo anche in Italia e soprattutto nel sud.

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1 Commento

  • Luca Rosperi scrive:

    Si ma la questione vera da sviscerare sarebbe questa: nel sud d’Italia ci può essere un futuro per le attività lavorative del settore servizi per il comparto internet/rete avanzato? Ci può essere in questo settore uno sviluppo veloce come è successo in paesi in via di sviluppo come il Brasile o i paesi dell’area indiano-cinese?

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