Vai, vai col gadget…inizia l’avventura!

A cura di del 23 febbraio, 2010 alle 4:41 pm.

Cosa serve in realtà per creare un gadget? “Un disegno intelligente del prodotto, un’aspettativa realistica dei tempi e dei costi, la capacità di mettere insieme la squadra giusta”.
Fondandosi sull’esperienza di alcuni imprenditori intervistati, che si occupano di diversi tipi di hardware, un articolo di Wired.com ci permette di scoprire cosa funziona e cosa no nel mondo della creazione di gadget elettronici a largo consumo.
Wired ci da le chiavi per il successo in un mondo sempre più “geekizzato”.
Il primo punto importante è senza dubbio la valutazione dei costi. Qui entra in gioco anche la contestualità temporale del settore: grazie al basso costo e alla facile disponibilità di produzione all’estero, la soglia per entrare nel business dell’hardware/gadget di questi tempi è più bassa che mai.

“Il tanto atteso Fitbit ha un accelerometro triassiale che non si limita a monitorare i vostri passi, calcola il livello di intensità del vostro movimento, la distanza percorsa e le calorie bruciate. Tutto quello che dovete fare è dare i dettagli sul peso, altezza, età, sesso e pasti al sito Fitbit, collegare il gadget e cominciare a camminare”.

“Il tanto atteso Fitbit ha un accelerometro triassiale che non si limita a monitorare i vostri passi, calcola il livello di intensità del vostro movimento, la distanza percorsa e le calorie bruciate. Tutto quello che dovete fare è dare i dettagli sul peso, altezza, età, sesso e pasti al sito Fitbit, collegare il gadget e cominciare a camminare”.

L’articolo mette in risalto come la capacità di supportare il singolo hardware/gadget con tutto un ecosistema di riferimento fatto di altro hardware e soprattutto di software complementare ed accessorio, sia di estrema importanza per la riuscita di un prodotto, laddove il singolo prodotto di “mass-market consumer” ha facilità di essere copiato innescando perdita di competitività nel giro di pochissimo tempo. Essere imprenditore non è un lavoro part-time. l’attenzione al mercato e soprattutto ai clienti deve essere una supervisione costante e competente.
A volte alcuni imprenditori non vogliono investire in prototipi pienamente progettati e realizzati prima di passare alla fase propriamente produttiva e di mercato, e quindi spesso si ritrovano con prodotti cosiddetti “buggy” che richiedono più tempo per trovare soluzioni alle varie falle o bug.
Inoltre, anche i compiti amministrativi, come i contratti legali per esempio, cioè il versante giuridico, consumano un sacco di tempo e quindi fanno aumentare i costi.
Aspetto fondamentale sarebbe anche di circondarsi di un equipe competente. Utilizzare società indipendenti di progettazione e di design per creare il prodotto è ormai una procedura standard. Ma è meglio lavorare con una azienda che ti permette di mantenere i diritti per la proprietà intellettuale.
Sicuramente, dice l’articolo, la cosa più difficile è la distribuzione del prodotto. La cosa migliore secondo gli esperti imprenditori del settore , è passare la distribuzione alle grosse catene di distribuzione, ai grandi gruppi, perché forse il solo mezzo internet non è abbastanza sufficiente per aggredire nel giusto modo il mercato.
Poi, alla fine, trovare il proprio pubblico…

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