Un nuovo sito ( www.tribaltribal.com ) per il lancio del logo Tribal – made in Sicily. La moda tribal, il suo essere chic e anticonformista, si può far risalire alla fine degli anni ’60 e meta degli anni ’70 quando maree di giovani rivendicarono, alcuni i loro diritti civili di minoranza etnica, altri la loro diversità individuale e di gruppo sociale rispetto alla formale omogeneità dei valori dominanti dell’epoca. Altri ancora iniziavano a riprendere il rapporto atavico e arcaico interrotto con madre-natura, per ammirarla, viverla e proteggerla dalla stessa aggressività della modernità industriale. Le influenze “soul” furono evidenti.
Oggi questa azienda siciliana, si propone di rilanciare un marchio a partire proprio da uno dei principi base di quel movimento creativo. Infatti, il nome s’ispira ad una “madre-natura incontaminata e selvaggia, al piacere delle relazioni semplici, alla solidarietà fra esseri umani, al sentirsi uniti da un rispetto profondo verso qualsiasi forma di vita o diversità…”.
Le Tribal t-shirts utilizzano temi e disegni iconografici di sapore preistorico, misteriosi e semplici allo stesso tempo, appartenenti al fascino millenario del viaggio dell’uomo nel mondo. Allora mappe stellari, simboli conviviali arcaici, temi floreali rasserenanti, messaggi di testo aggreganti e solidari con tutto ciò ch’è natura e autoscoperta.
Insomma www.tribaltribal.com riecheggia l’odore e il fruscio della pioggia linda e trasparente, il richiamo del mare, primordiale e rigenerante, per non dire semplicemente un nuovo probabile mondo…made in Sicily1
E’ un po di tempo, net-surfando qua e là, per blog, newsfeed , video e quant’altro in informazione tech-design, che mi capita spesso d’imbattermi in questo acronimo che suona come un verso provocato da stupore: AR! In effetti, è normale che suoni così visto che corrisponde a “Augmented Reality” (letteralmente Realtà Aumentata), parole che rieccheggiano esperienze pluri-dimensionali in un contesto reale di vita.
La realtà aumentata grosso modo consiste nell’inserire degli oggetti virtuali in un ambiente reale ripreso con una webcam, permettendo di far fuoriuscire un aereo o lo scrittore in persona dalle pagine di un libro o meglio ancora suonare una ballata dall’illustrazione di una chitarra acustica. Leggi tutto»
Difficile trovare qualcuno che poco più che un bebè non abbia giocato con i celeberrimi Lego, che non abbia quasi mangiato un “mattoncino” colorato o cercato di costruire qualcosa d’indecifrabile a cui si potesse dare un nome d’oggetto. Fa parte di una moltitudine di esperienze infantili che forse ci hanno anche aiutato a conoscere meglio il mondo intorno a noi. Ebbene, la fotocamera digitale “Lego Digital Camera” è un gioco tecnologico per piccoli e grandi, anche quei grandi che sentono nostalgia dei “bei tempi”. Leggi tutto»
Cosa serve in realtà per creare un gadget? “Un disegno intelligente del prodotto, un’aspettativa realistica dei tempi e dei costi, la capacità di mettere insieme la squadra giusta”.
Fondandosi sull’esperienza di alcuni imprenditori intervistati, che si occupano di diversi tipi di hardware, un articolo di Wired.com ci permette di scoprire cosa funziona e cosa no nel mondo della creazione di gadget elettronici a largo consumo.
Wired ci da le chiavi per il successo in un mondo sempre più “geekizzato”.
Il primo punto importante è senza dubbio la valutazione dei costi. Qui entra in gioco anche la contestualità temporale del settore: grazie al basso costo e alla facile disponibilità di produzione all’estero, la soglia per entrare nel business dell’hardware/gadget di questi tempi è più bassa che mai. Leggi tutto»
Il 2009, verrà anche ricordato come l’anno in cui il Web 2.0 è diventato l’attività principale della gioventù ribelle in Iran, Grecia, Italia e altrove. La rivolta che proviene dalla rete: ecco da dove arriva la più grande minaccia per Ahmadinejad o Berlusconi. Una nuova generazione di oppositori è emersa nel mondo nel 2009, appropriandosi degli strumenti online più recenti. Soprattutto attraverso il microblogging su Twitter e i video online su YouTube, i giovani iraniani sono stati in grado di organizzare e pubblicizzare la contestazione dei risultati delle elezioni presidenziali del giugno scorso. Leggi tutto»
In modo multiplayer, immaginate il 2019. L’istituto per il futuro, un thin thank (alias serbatoio di pensiero) californiano, ha messo in moto questo gioco dove bisogna far coabitare al meglio e nel medio-periodo, gli umani. Qui non bisogna far evolvere la storia di un avatar, come il mitico Second Life, ma si ci confronta a tutta una serie di problemi, come la rottura della catena alimentare, i conflitti legati all’energia, gli esodi…etc…e si tenta di ritardare “la Minaccia Finale” suscettibile di spegnere per sempre la razza umana. Ogni giocatore deve redigere una storia, assortita o no di documenti video o audio …dove spiega come egli immagina la sua famiglia, i suoi colleghi, i suoi amici, la propria città nel 2019, per poi discuterne con degli altri membri del gioco e creare una organizzazione (superstruttura) dove proporre idee per uno sviluppo durevole. I giocatori vincono dei punti allorchè fanno delle proposte creative.
Al momento , circa 7.500 giocatori sono riusciti a rinviare la data della fine dell’umanità al 2084…
Anche se l’argomento del gioco fa un pò venire i brividi alla schiena, nondimeno esso è molto avvincente.
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